Agenzia delle Entrate nella bufera annullati i primi atti «illegittimi»

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C’era da aspettarselo. Qualche giudice tributario ha iniziato a dar ragione ai contribuenti. La Commissione tributaria di Napoli ha annullato un atto di accertamento firmato da un «dirigente illegittimo». Il Fisco, davanti ai giudici, non è riuscito a produrre la delega che lo autorizzava a firmare l’atto. Lo stesso ha fatto un giudice tributario a Bari. I ricorsi continuano ad arrivare. Prima che la questione giunga in Cassazione dove probabilmente verrà stabilito che gli atti sono validi, come sostengono sia il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan che il direttore delle Entrate, Rossella Orlandi, potrebbe passare del tempo. Tempo durante il quale la macchina fiscale già fiaccata dalla dichiarazione di illegittimità di 800 dei suoi 1.100 dirigenti, potrebbe finire ulteriormente sotto pressione. Dal sito dell’Agenzia delle Entrate, intanto, è stato rimosso il file nel quale erano indicati i nominativi dei dirigenti illegittimi. Un modo, probabilmente, per rallentare il ritmo dei ricorsi.
LA SOLUZIONEIl governo è ancora alla ricerca di una soluzione. Quella temporanea è stata già individuata. Negli ultimi giorni i dirigenti illegittimi degradati a funzionari, hanno ricevuto le deleghe dai loro superiori. Non potranno più percepire lo stipendio per la qualifica superiore, ma la macchina fiscale continuerà ad operare. Il corollario di questa situazione è che i restanti dirigenti, i 300 considerati legittimi perché vincitori di concorso, hanno ormai in media quattro interim ciascuno. In settimana, probabilmente mercoledì, ci sarà un incontro tra Padoan e i direttori delle Agenzie, in primis ovviamente quella delle entrate, per fare il punto della situazione. La strada maestra per risolvere la situazione rimane il concorso. Per bandirlo bisognerà chiamare in causa il ministro Marianna Madia. I concorsi pubblici ormai sono stati accentrati presso il suo ministero. Come aveva ricordato la stessa Orlandi, per bandire un concorso per titoli ed esami, in modo da garantire una corsia preferenziale a chi ha già svolto funzioni da dirigente, manca un decreto attuativo. Senza questo provvedimento il concorso può essere bandito solo per esami, senza prendere in considerazione i titoli. Probabile, alla fine, sia questa la scelta.
LE ALTERNATIVEA proporre una soluzione alternativa è la Dirstat, il sindacato dei dirigenti. «Oggi nelle Agenzie fiscali come nelle altre amministrazioni pubbliche», spiega il vice segretario generale Pietro Boiano, «non esiste una carriera intermedia come sono per esempio i quadri nel lavoro privato, un vulnus già censurato da Bruxelles che aveva portato l’Italia ad adottare una norma per l’introduzione dei vice-dirigenti». Una norma varata nel 2002 e, tuttavia, rimasta sempre sulla carta. «Nel 2012», spiega ancora Boiano, il Tar ordinò al governo di applicare la vice-dirigenza, decisione ribadita anche dal Consiglio di Stato che nominò persino un commissario ad acta, l’allora presidente del Consiglio Mario Monti, per ottemperare a questo obbligo». Ma Monti, sempre nel 2012, ad aprile, abrogò per legge la vice-dirigenza «creando», dice Boiano, «un enorme conflitto istituzionale con i magistrati amministrativi». La questione adesso pende anch’essa davanti alla Corte Costituzionale. «Prima che di nuovo i supremi giudici decidano al posto dei ministri», conclude Boiano, «sarebbe meglio che fosse lo stesso governo a ripristinare l’istituto della vice dirigenza».

Il Messaggero