Adozioni, sì del tribunale di Roma a coppia di donne. Ma è ancora scontro

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È nel bel mezzo di polemiche incandescenti che cade il sì del Tribunale per i minorenni di Roma al riconoscimento di due adozioni a favore di una coppia omosessuale. Qualcosa di totalmente nuovo rispetto ai casi precedenti. Già, perché le piccole per le quali è stata riconosciuta l’adozione sono infatti nate ciascuna da una delle due donne. Secondo quanto spiega Francesca Quarato, avvocato socia di Rete Lenford e componente del gruppo legale di Famiglie Arcobaleno, «in questo modo ognuna ha un genitore biologico e un genitore sociale, entrambi con piena e pari capacità e responsabilità genitoriale. Anche in questo caso, il Tribunale per i minorenni di Roma ha avuto riguardo esclusivamente all’interesse delle minori a vedere riconosciuto e tutelato il rapporto genitoriale che ciascuna ha con la madre sociale, rapporto che dunque si affianca – senza sostituirlo – a quello con la madre biologica, arricchendo la sfera delle relazioni delle bambine». Le bambine, 4 e 8 anni, sono venute alla luce dalle due compagne attraverso una procedura di inseminazione artificiale praticata in Danimarca.

L’Avvenire e Beppe Grillo all’attacco
Più che naturale che il dibattito in corso sui temi dell’adozione e dell’utero in affitto subisse l’ennesimo picco di attenzione, quando non sono ancora sopite le reazioni alla vicenda personale di Nichi Vendola. «Il triste mercato dell’umano cresce, e ha ingressi di destra e di sinistra. Si smetta di chiamarli diritti», ha scritto l’Avvenire, in una nota firmata dal direttore Marco Tarquinio, senza risparmiare critiche al « fenomeno impressionante di camuffamento della dura realtà della cosificazione di una madre senza nome, senza volto e ridotta a pura esecutrice di un contratto padronale» a opera dei media. Certamente degna di nota la presa di posizione di Beppe Grillo, affidata ad una lettera al Corriere della Sera. Il leader dell’M5S resta infatti perplesso («le questioni etiche nel periodo del low cost possono assumere degli aspetti paradossali, al limite del ridicolo… Scusate: del tragico») e spiega in modo inequivocabile di sentire usata «la parola amore in modo talmente pressappochista da provare un dolore, intenso, che nessuna forma di ironia può risolvere». Per Grillo quello che spaventa del concetto di utero in affitto «non ha nulla a che fare con l’omosessualità oppure l’eterosessualità. Mi spaventa la logica del “lo facciamo perché è possibile”, un po’ come è diventato facile attaccare tutto alla bolletta della luce».

Ddl del Pd tra un paio di mesi
Entro un paio di mesi dovrebbe arrivare il ddl del Pd con la riforma complessiva della legge sulle adozioni, al cui interno far spazio anche alla soluzione del problema dei 529 bambini che oggi vivono all’interno di coppie omosessuali (consentendo la stepchild adoption per situazioni del genere). Valter Verini, capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera, spiega che si punta «a un testo largamente condiviso nel partito e non blindato» rispetto agli altri gruppi. «Oggi la Commissione Giustizia ha deciso di svolgere una indagine conoscitiva sull’attuale legge sull’affido e le adozioni, sulla sua applicazioni e i suoi problemi. Domani terremo un’assemblea del gruppo del Pd per avviare insieme una riflessione. Secondo me più che partire da posizioni identitarie di ciascuno di noi, dobbiamo partire dal tentativo di far incontrare i bisogni di circa 30mila bambini che sono in istituti e case famiglia in attesa di adozioni, con la disponibilità di chi questi bisogni si offre di soddisfare».

Ncd non si smuove
Se la posizione personale di Beppe Grillo lascia dei margini di stupore, del tutto in linea rimane l’Ncd di Angelino Alfano che interviene dritto nella discussione a ribadire il suo no all’adozione per le coppie gay. Per la portavoce nazionale del partito Valentina Castaldini «l’utero in affitto è una pratica inconcepibile perché è l’affermazione della volontà degli adulti che calpesta i diritti dei bambini». E «per questo ben venga una proposta di legge che punisca anche chi fa ricorso alla maternità surrogata anche all’estero». Accenti tanto spinti che il ministro della Giustizia Andrea Orlando invita tutti ad ammainare «gli stendardi», visto che «l’Italia ha bisogno di una nuova legge che ci metta dalla parte del bambino».

Il Sole 24 Ore