Adozione, sì alla coppia gay. È bufera

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ROMA Anna ha cinque anni e due mamme. Per lei non c’è nulla di strano, le sue mamme sono sempre state due. Quando va a scuola, quando l’accompagnano a lezione di musica e quando invita a casa i compagni di asilo. Ora però Giovanna e Olivia (i nomi, compreso quello della bambina, sono di fantasia, ndr) sono entrambe madri anche davanti alla legge, perché il tribunale minorile di Roma ha dato l’ok all’adozione da parte della seconda madre che è al fianco di quella ”biologica” da dieci anni, ben prima del concepimento. 
La sentenza, redatta dalla stessa presidente del tribunale minorile, Melita Cavallo, specifica che le due donne si sono sposate in Spagna e sempre sull’altra sponda del Mediterraneo, cinque anni fa, hanno deciso di accedere alla fecondazione assistita eterologa «per realizzare il progetto di genitorialità condivisa». Secondo il giudice, al loro caso può essere applicato l’articolo 44 della legge 184 del 1983, modificato nel 2001, dedicato alle adozioni in «casi particolari». La norma specifica che «i minori possono essere adottati anche quando non ricorrono le condizioni» normalmente previste dalla legge, quando «vi sia la constatata impossibilità di affidamento preadottivo». In questi casi, prosegue il testo, l’adozione «è consentita, oltre che ai coniugi, anche a chi non è coniugato». 
IL NO DELLA PROCURA
La procura minorile non è d’accordo con questa interpretazione del testo. Ha già dato parere contrario all’adozione perché, scrive, «manca il presupposto ineludibile, costituito da una situazione di abbandono» ed è possibile che ora presenti ricorso in Cassazione. «E’ un’ipotesi che stiamo valutando», dice il procuratore capo Claudio De Angelis: «Mi rendo conto che questi sono i temi del futuro, ma credo che serva una legge specifica». 
LA SENTENZA DI ROMA
«Gli elementi sui quali il Collegio ha posto la sua attenzione – si legge nella sentenza – sono il benessere e la tutela di un sano sviluppo psicologico della piccola il cui unico pregiudizio andrebbe presumibilmente rintracciato nel convincimento diffuso in parte della società fondato, questo sì, su pregiudizi e condizionamenti cui questo Tribunale non può e non deve aderire». Il documento, di 12 pagine, specifica anche che la normativa attuale può essere applicato anche al caso delle due mamme: «L’art. 44 si configura come una ”porta aperta” sui cambiamenti che la nostra società ci propone con una continuità ed una velocità cui il legislatore fatica a tenere dietro ma cui il Giudice minorile non può restare indifferente». 
LE POLEMICHE
Inutile dire che il caso ha fatto esplodere la polemica politica. Fratelli d’Italia con Ignazio La Russa è sulle barricate: «Torna di immediata attualità la mia proposta di inserire in Costituzione il divieto di adozioni per le coppie dello stesso sesso», dice. «E’ un vero e proprio colpo di stato», aggiunge Lucio Malan di Forza Italia. «A fronte di sconfinamenti così gravi, un intervento da parte dei rappresentanti della sovranità popolare si impone» è la linea di Gaetano Quagliariello, coordinatore di Ncd. «La decisione del Tribunale per i minorenni di Roma, rappresenta un nuovo punto di svolta nell’evoluzione dei diritti Lgbti nel nostro Paese ed un passaggio davvero fondamentale per le cosiddette famiglie arcobaleno», dice invece Marco Gattuso dell’associazione Articolo 29. «Renzi tenga conto della sentenza di oggi» chiede Fabrizio Marrazzo del Gay Center. L’obiettivo è ottenere al più presto una legge per la cosiddetta «stepchild adoption». 

IL MESSAGGERO