Acqua regionale all’arsenico faro del ministero della Salute

Acqua potabile
La soglia di attenzione «è massima». Tanto che il ministero della Salute, sul caso dell’acqua regionale all’arsenico e all’amianto in alcune zone di Roma Nord, ha già acceso tutti i radar. Il dossier – con le vie e gli impianti coinvolti nei Municipi XIV e XV – è sul tavolo di Beatrice Lorenzin dal primo giorno. Da quando cioè è scoppiato lo scandalo degli acquedotti dell’Arsial, l’agenzia regionale considerata da sempre un bancomat della politica, un carrozzone che alla prova dei fatti non sta dando risposte agli utenti dei quartieri travolti dal grave disservizio. Una faccenda grave che vede il dicastero della Salute in prima linea, seppur con la massima discrezione per non creare ulteriore panico. Un allarme che viene preso sul serio. E le interrogazioni che in questi giorni stanno arrivando da entrambi i rami del Parlamento non fanno altro che consolidarlo. 
I CONTROLLI 
Il ministro Lorenzin, come vuole il protocollo, ha allertato subito gli uffici della Direzione Prevenzione. Obiettivo: monitorare tutte le fasi di questa vicenda. E soprattutto vigilare sugli organismi coinvolti: dall’Asl alla Regione, passando per il Campidoglio. Sull’acqua batteriologicamente e chimicamente contaminata al momento, il ministero può verificare che i prelievi di Asl e Arpa siano rapidi e con responsi veloci. Dal palazzone di Lungotevere Ripa la chiamano «moral suasion»: fare in modo che si diano più velocemente risposte ai cittadini sul servizio (che ora non c’è) e soprattutto certezze sui rischi sanitari concreti. Non ci sono infatti solo i valori fuori norma dell’arsenico su cui vigilare, ma anche il possibile «allarme amianto nelle tubature degli acquedotti Arsial», come denunciato dagli allevatori delle zone interessate, gli stessi che producono latte e derivati, pronti a essere messi sul mercato. Una situazione, insomma, complessa e da non sottovalutare. Anche perché la Asl Roma E sta cercando di capire eventuali nessi tra l’acqua inquinata e le morti per cancro in questa porzione della Capitale. Vietato prendere il dossier sotto gamba, insomma.
LE ANALISI
Per una questione molto italiana legata alle competenze burocratiche, tutti i riscontri scientifici per il momento sono condotti dai «livelli territoriali», come li chiamano dal ministero. E quindi Asl e l’Arpa (un’altra agenzia regionale). Allo stesso tempo però, non è escluso che le provette d’acqua malata vadano a finire direttamente nei laboratori dell’Istituto Superiore della Sanità, gestiti appunto dal ministero. Ma per accadere ciò dovranno essere gli enti regionali a pagare il conto. Così è in tempi di spending review malata di burocrazia. Tuttavia questo non vuol dire che il ministro Lorenzin non monitori «con la massima attenzione» la situazione, scoppiata nella sua Roma.
IL VERTICE 
Si terrà, intanto, stamattina all’Istituto Zoo-profilattico sperimentale il summit dei veterinari per fare il punto sul latte a rischio arsenico negli allevamenti di Roma Nord coinvolti nel disservizio. Nel frattempo ieri gli esperti della Asl Roma E hanno iniziato a fare una stima delle aziende di allevatori che potrebbero risultare coinvolte dall’emergenza arsenico perché allacciate all’acquedotto regionale dell’Arsial al centro dello scandalo. 
I numeri sono di tutto rispetto: si parla di migliaia di mucche interessate dall’acqua contaminata. Il dipartimento Prevenzione della Asl giovedì scorso ha mandato i propri ispettori a campionare il prodotto dei bovini di Tragliatella e degli altri quartieri che fino alla settimana scorsa si sono serviti dell’acqua fuori legge distribuita dall’impianto della Regione Lazio. Acqua all’arsenico con cui questi animali si sono abbeverati per decenni. I controlli dovranno accertare se anche all’interno del latte possano esserci livelli superiori ai limiti di legge e se questo possa avere avuto conseguenze sui consumatori che hanno ingerito il prodotto imbottigliato o sotto forma di mozzarelle, ricotte e latticini. I campionamenti del latte realizzati dalla Asl verranno ora elaborati nei laboratori dell’Arpa Lazio e dell’Istituto zoo-profilattico, nei prossimi giorni sono attesi i risultati degli esami. «Sicuramente entro la settimana», assicurano dalla Asl che, come detto, ha anche «il fiato sul collo» da parte del ministero della Salute. Una volta terminato il censimento delle aziende agricole della zona potrebbero partire nuovi controlli a tappeto e nuovi campionamenti. 
LA ASL 
Ieri il direttore generale dell’Asl Roma E, Angelo Tanese, ha sottolineato che l’azienda sanitaria locale sta procedendo a effettuare tutti gli approfondimenti di competenza necessari «anche sulla base delle comunicazioni di altre istituzioni, al fine di tutelare al massimo la salute dei cittadini». Il tutto con la supervisione, discreta ma fattiva, del ministro Lorenzin. Che ai suoi collaboratori continua ripetere un concetto chiaro: la soglia d’attenzione è massima.