Accusata anche dalla sua famiglia «È stata lei, un’alienata e violenta»

++ Loris: mamma esce da questura; gente urla 'vergogna' ++

Sono la madre e la sorella – altro che telecamere – le vere, implacabili accusatrici di Veronica. Sono loro, Carmela e Antonella, che prese a verbale dai Carabinieri ne dipingono un ritratto inquietante e spietato, e soprattutto mostrano di aver capito tutto, proprio tutto. E’ lunedì scorso, primo giorno di dicembre, sono state appena ascoltate in caserma e si risentono al telefono, la conversazione è agghiacciante. La sorella di Veronica Panarello è stata appena condotta dagli investigatori al Mulino Vecchio, dove il corpo è stato ritrovato. E dice alla madre: «Vicino a dove, indovina?… Dove andavate a prendere l’acqua, lì è stato trovato il bambino, lì mi hanno fatto passare. Lo sai come mi sono sentita?».
Ecco la prima verità, sconvolgente. Il corpo di Loris è stato trovato proprio dove Veronica andava a prendere l’acqua da bambina, a due chilometri dalla casa di allora. La sorella incalza, così sicura che sembra aver visionato già tutti i filmati: «In poche parole lei ha potuto prendere al contrario con la macchina e andarsene a Donnafugata», al corso di cucina appunto. E ne parla come fosse assolutamente sicura della sua colpevolezza. «Già il luogo lei lo conosceva no che dice di non sapere dove era il Mulino…».
IL MONDO ADDOSSO
No, non è finita neanche qui, perché la sorella di Veronica si abbandona a un vero sfogo: «Mi è caduto il mondo addosso, mamma, mi è caduto il mondo addosso…». La signora Carmela: «Ma noi non abbiamo colpa, Linuzza, se questa e un’alienata».
Già, un’«alienata» come la decrive la madre, nelle 25 pagine del decreto di fermo. «Io e mio marito ci siamo subito accorti che Veronica sin da bambina soffriva di manie persecutorie, che era aggressiva e violenta, e infatti sin dall’eta di sette anni, quando ci trovavamo in Liguria, è stata seguita da uno psicologo. Ma poi si è rifiutata si sottoporsi alle visite…».
Una carrellata di inciampi e di disperazioni: racconta la madre che da ragazza Veronica non solo tenta due volte il suicidio – una terza volta perfino da bambina, quando a Savona minaccia di «gettarsi anche dalla finestra dell’asilo -, ma denuncia in sequenza di aver subito almeno tre tentativi di violenza. Ogni volta un ricovero in ospedale, ogni volta una denuncia e i rapporti fra lei e la madre che diventano alla fine impossibili.
«Con mia figlia Veronica ho sempre avuto un rapporto difficile…» ammette subito la madre in caserma. E si scopre che la ragazzina origliava le sue telefonate: «E’ andata da mio marito che dormiva per riferirgli che io avevo l’amante». Diventa lei, Veronica, la causa della separazione, almeno ad ascoltare la donna, ed è sempre lei che scopre di aver un altro padre, ma che lui non vuole saperne. Carmela lo ammette, per Veronica deve essere stato un trauma: «Dissi a mia figlia di lasciarlo stare in quanto l’aveva rinnegata per la seconda volta».
Seguono anni di liti e di riappacificazioni, di rimorsi e di rancori, fino a quando arriva quel maledetto 29 novembre, sabato. Carmela racconta: «Intorno alle 15, 15.30, si presentava a casa mia una persona che si qualificava come maresciallo e mi chiedeva se avessi prelavato mio nipote Loris. Io risposi di no e notai che sull’auto con cui era arrivato il maresciallo vi era Veronica, insieme a un uomo che presumo fosse un carabiniere. Veronica scese perché voleva andare in bagno e al contempo mi chiese dove avessi messo suo figlio. Io le dissi che non avevo alcun motivo per prendere suo figlio».
Ecco dove a un certo punto siamo arrivati. Al punto che Veronica accusa sua madre di averle rapito il bambino, solo un’ora prima che Loris venga ritrovato cadavere al Mulino Vecchio.
«Intendo rispondere a tutte le domande», precisa in apertura di deposizione la sorella Antonella. E tra le righe si capisce subito che le incomprensioni arrivano da lontano: «Da parte dei miei genitori è stata sempre considerata la figlia prediletta… Veronica afferma che nostra madre l’ha abbandonata, la realtà non è questa, è stata Veronica ad abbandonare mia madre quando è andata a stare con Davide».
Antonella è convinta che quella di Veronica, a proposito delle fascette, sia stata una sceneggiata: «Lei sembrava collassata, Davide l’ha dovuta sorreggere», e invece, quando s’e tratta di consegnare quelle fascette alle maestre – lo stesso tipo di fascette con cui Loris sarebbe stato strangolato – «si è alzata di scatto, ha strappato le fascette dalla mani di Davide e le ha consegnate».
Il testo del decreto di fermo per il resto conferma l’impostazione dell’accusa. Le rilevazioni delle telecamere soprattutto, ma anche le forbici ritrovate il casa, il ruolo marginale di Fidone che sembra uscirne completamente scagionato. Ma proprio in chiusura riserva lo stralcio di un tabulato. È del 6 dicembre, sabato scorso. Veronica è in casa con parenti e amici. Piange e si dispera: «Me ne voglio andare da mio figlio». Si capisce che è un’altra minaccia di suicidio perché uno degli amici le fa: «Ti ammazzi…». E un altro amico ancora, come se non le credesse – perché nessuno a questo mondo sembra piu credere a Veronica – che le dice: «Metti una firma. Così tuo marito non ha la responsabilità di niente». E non era sta ancora fermata.

Il Messaggero