A proposito di ignavi…

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Parliamo di ignavi. Lo spunto: un amico, giorni fa, mi raccontava che, recatosi in Comune per sbrigare una pratica amministrativa, si è sentito rispondere dall’impiegato addetto che l’atto relativo ‘era in firma’. E ciò era accaduto già diverse volte: l’atto infatti era sempre in firma. Purtroppo per lui, si è imbattuto in un ignavo. Chi sono costoro? Essi non si annidano soltanto nella Pubblica Amministrazione, magari!, pur restando il loro terreno naturale. Essi vivono tranquillamente nel mondo, accanto a noi.

Sono quelli a cui niente importa, e hanno scelto di camuffarsi. Quelli che non hanno un cuore, e se ce l’hanno fanno finta di non averlo. Quelli che, affacciati alla finestra, vedono in che direzione ‘tira il vento’, e poi decidono, se decidono, di schierarsi. Veri e propri campioni di resilienza, cioè fatti di gomma, e la gomma rimbalza! Quelli che si comportano da amici e dietro ti pugnalano. Quelli che il buon De Carolis (un esponente della DC andreottiana degli anni ’70) definiva la ‘maggioranza silenziosa’, la stessa che ti fa vincere le elezioni, bramata da tutti i leader di sinistra succedutisi nel tempo, almeno a partire da Berlinguer e il suo ‘compromesso storico’, nell’illusione di andare finalmente al potere, proprio quello degli ignavi. Dante stesso non li fa scendere all’Inferno confinandoli nel vestibolo (3^ canto dell’Inferno docet), perché perfino i dannati potrebbero vantarsi di essere migliori. Ricordate coloro ‘che visser sanza ’nfamia e sanza lodo’ e ‘a Dio spiacenti e a’ nemici sui’? Il grande poeta testimonia tutto il suo disprezzo per loro, accennando prima al più famoso ignavo del suo tempo, papa Celestino V, colui che fece ‘il gran rifiuto’ (anche se qualcuno dice che il personaggio descritto non è lui, ma tanto è), poi facendo dire a Virgilio: “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, non a caso uno dei versi immortali della sua opera.

Insomma, non sono neppure ‘vil razza dannata’, ma è con essi che dobbiamo confrontarci, quasi sempre perdendo. Sono in maggioranza, silenziosa appunto. Noi comunque non ci arrendiamo.

Carlo Rocchi