A Gaza di nuovo guerra, già 20 i morti

GAZA

Accogliendo un esplicito appello di Hamas, la popolazione della Striscia di Gaza ieri è scesa in strada per dare l’estremo saluto a Widad, 28 anni, la moglie del comandante militare di Hamas, Mohammed Deif, uccisa martedì in un bombardamento israeliano che ha raso al suolo un’intera palazzina nel rione Sheikh Radwan di Gaza. Israele, evidentemente, riteneva che all’interno ci fosse anche Deif, la “primula rossa” storica di Hamas sfuggito o sopravissuto a numerosi attentati e operazioni mirate. Imbeccato da una una fonte israeliana, il network statunitense Fox aveva anche riferrito che «probabilmente è rimasto ucciso». Ma in serata Abu Obeida, il portavoce dell’ala militare di Hamas, ha assicurato che Mohammed Deif non è stato colpito e «sarà un giorno alla testa dell’esercito che libererà Gerusalemme e la moschea al-Aqsa». Ma nessuno può confermarlo.
CORTE FUNEBRE
Il corteo che ha preso le mosse dalla maggiore moschea di Jabalya fino al cimitero di Beit Lahya era in realtà una fiumana umana. Si è trattato, probabilmente, della manifestazione di massa più significativa dall’inizio dei combattimenti. Il corpo di Widad (era vedova di un altro combattente di Hamas, e poi Deif l’aveva sposata a sua volta in un gesto di solidarietà) era avvolto in un grande drappo verde, il colore di Hamas. Con lei ha trovato la morte anche il figlioletto Ali, di pochi mesi. È stato inumato nella sua stessa fossa. La scorsa notte era stato detto che Widad era morta con una figlioletta di circa tre anni. In seguito si è appreso che era figlia di una sua conoscente. 
Martedì scorso Widad Deif si era recata in visita dalla famiglia Dalou, che è pure legata a Hamas perchè uno dei suoi esponenti sarebbe legato – almeno secondo Israele – alla gestione dei razzi. Deif vive in clandestinità ormai da molti anni e si presume dunque che gli spostamenti della moglie siano organizzati, di volta in volta, dai servizi di sicurezza di Hamas. Eppure l’altro giorno, in qualche modo, i servizi di intelligence israeliani hanno ricevuto un’informazione abbastanza precisa. Forse la presenza del figlio, Ali, li ha indotti a pensare che a Sheikh Radwan stesse per avvenire un incontro familiare. E così a tarda sera gli aerei da combattimento israeliani hanno sorvolato la zona e hanno sganciato sulla palazzina della famiglia Dalou otto bombe potenti, del tipo usato per sfondare i bunker. L’edificio è stato stato raso al suolo in un cratere, assieme a una palazzina vicina. Numerosi autobus parcheggiati proprio di fronte sono stati pure distrutti.
Ieri a Sheikh Radwan diverse ruspe sono state impegnate per scavare fra le macerie. Nella tarda mattinata si è potuto stabilire un bilancio pressochè definitivo: sei morti e decine di feriti. In serata, dopo ore di attesa, il braccio armato di Hamas ha annunciato che «il fallito attentato» a Deif ha adesso cambiato radicalmente la situazione. L’iniziativa egiziana per una tregua «è nata morta», ha detto il portavoce Abu Obeida, «ed è stata sepolta assieme con il figlioletto Ali». Hamas ha anche minacciato di colpire sistematicamente l’aeroporto internazionale di Tel Aviv, nonchè località affollate di Israele, fra cui gli stadi di calcio. Alla popolazione del Neghev occidentale Hamas ha consigliato di abbandonare in massa le proprie abitazioni, se tengono alla loro vita. Ieri dalla Striscia sono stati lanciati, secondo quanto riferito dall’esercito israeliano, 175 razzi. Le sirene di allarme sono risuonate a Tel Aviv e in diverse località limitrofe fra cui Rischon le-Zion, Petach Tikwa e Lod. Per contro i raid israeliani ricominciati l’altro ieri dopo la rottura della tregua hanno già provocato una ventina di morti.
Con l’attacco alla palazzina di Sheikh Radwan Israele sperava probabilmente di mettere in ginocchio Hamas, dopo settimane di combattimenti. Ma per il momento sembra aver sortito l’effetto opposto. Ne è ben consapevole il premier israeliano Netanyahu che ieri sera ha ribadito che l’operazione israeliana a Gaza non è ancora conclusa: «Si tratta di una campagna che continua nel tempo» ha detto Netanyahu, rilevando poi che la lotta al terrorismo «può anche durare anni».

IL MESSAGGERO