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SAMBA JUVE
Diego lo accende Amauri si scatena; Gol al 3', poi un palo e il bis: a Dublino qualificazione ipotecata. Del Piero in campo solo negli ultimi minuti
Astenersi da facili ironie, prego. Nel calcio contemporaneo non ci sono più certezze, può succedere che una squadra di pellegrini caucasici — organizzata da uno sconosciuto Zeman delle steppe— non ti faccia beccare palla. Ragione per cui questa vittoria della Juve nel piccolo stadio di Tallaght ha più di un perché, al di là della modestia degli avversari, gli irlandesi dello Shamrock Rovers, tipica squadra tutta muscoli, corsa e scarso solfeggio. Le chiavi Numero uno: la Juve resta imbattuta in questo precampionato, la quale cosa ha poco significato, ma si sa che non perdere aiuta a vincere (senza contare che il superamento del preliminare di Europa League è in cassaforte). Numero due: ricordatevi come era ridotta la Juve a primavera, un’accozzaglia di giocatori sfiduciati e incapaci di imbastire un’azione decente. Numero tre: Delneri è ripartito dall’alfabeto, lo si nota dalle piccole cose, tipo il fatto che si è tornati ad andare incontro alla palla (e si è smesso di aspettare che il pallone arrivi). Numero quattro: è probabile che la Juve non vinca lo scudetto - l’Inter rimane più forte -, ma oggi si lavora per gettare le fondamenta, i frutti si raccoglieranno più avanti. Quei due Il tempo di sistemarsi sul seggiolino e Juve in vantaggio, grazie a un «dai e vai» baskettaro tra Diego e Amauri, due dei giocatori più criticati della stagione passata. Ok, il calcio d’estate è infingardo. Va bene, la difesa dello Shamrock assomigliava a una fila di statue. Tutto quello che volete, però Diego e Amauri si sono trovati e cercati come di rado era successo nell’ultima annata. Un segno è un segno, va preso con leggerezza, può voler dire tutto o niente. Tenete conto, però, che la scenetta si ripetuta pochi minuti più in là, e i segni sono diventati due. Forse c’è un lavoro dietro queste piccole combinazioni dublinesi. Forse Delneri non scherza quando dice che Diego può essere la sintesi tra Doni e Cassano, i numeri dieci che l’allenatore friulano ha avuto all’Atalanta e alla Samp. Forse la Juve non ha più bisogno di svendere Diego. Se arriva l’offerta giusta, ok. Altrimenti si proverà a recuperarlo. Tutti sanno che Delneri è un bravo restauratore. Il resto È chiaro che la Juve può e deve fare meglio. A Dublino il gioco di Delneri ha fatto capolino a sprazzi, come il sole d’Irlanda che va e viene tra uno scroscio di pioggia e l’altra. Sulle fasce, ad esempio, la palla non è fluita come Delneri vorrebbe. Quando però dalla destra è piovuto il cross per il secondo gol di Amauri, si è capito che certi meccanismi sono già entrati nel subconscio di questa nuova Juve. Ci vorranno mesi, bisognerà misurarsi con avversari più credibili, ma di figuracce non se ne faranno più. Tutto e subito no, qualcosa e presto sì. Non sarà lo scudetto, non si alzerà l’Europa League, ma neppure si piglieranno le batoste dell’anno orribile. Lasciate lavorare Delneri, non ossessionate Marotta con Dzeko. Da Diego e Amauri si può ancora cavare qualcosa.
Fonte: La Gazzetta dello Sport
venerdì 30 luglio 2010 sport | juve, diego,amauri
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