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Eto'o e gli altri Comincia la cura scacciamondiale
L'Inter accoglie i reduci del Sudafrica: da Milito ai brasiliani, tanti cercano riscatto in nerazzurro
Le ultime scorie sudafricane evaporano al caldo della Pennsylvania. Sull’erba del Novacare complex, nove e mezza del mattino negli Usa, primo giorno di quell’umidità che appiccica la pelle e fa il gioco delle zanzare. In cerchio a dare del tu al pallone ci sono Julio Cesar, Lucio, Maicon, Muntari, Milito e Samuel, verso la fine arriva anche Burdisso, dopo dieci minuti di chiacchierata con Benitez: non è così difficile intuire di cosa abbiano parlato un allenatore e un giocatore che oggi è qui e domani chissà. Si aggrega— per poco— anche Balotelli: ottavo incomodo, perché lui ha altri pensieri per la testa, ma nulla di così recente da dimenticare. Eto’o più vicino alla porta Gli altri sì, tutti più o meno la stessa cosa e ieri — primo allenamento per gli ultimi reduci dal Mondiale, ora si aspetta Sneijder — l’elenco si è solo allungato: Eto’o, per dire, è da qualche giorno che metabolizza in nerazzurro e proprio con l’Inter vuole mettere una pietra sopra certe cose. «Mi sono sacrificato lontano dalla porta anche per il Camerun, dopo che per l’Inter, maio resto una punta centrale e quest’anno spero di fare i gol che devo fare, tantissimi: perché è il mio vero lavoro ed è per questo che l’Inter mi ha voluto; perché quando non segno fatico a dormire la notte. Benitez sarà bravo a tenermi più vicino alla porta, a chiedermi pressing senza correre troppo spesso indietro». Sollievo Milito Un’onda di rabbia da riscatto travolgerà l’Inter? Di sicuro ognuno ha la propria acidità di stomaco, ripensando a quel giugno sudafricano. Milito da eroe nerazzurro a emarginato di lusso, e ritrovarsi qui è come un sollievo: «Felicissimo di ricominciare, avevo proprio voglia». Samuel, da titolare a dimenticato, dopo l’infortunio contro la Corea del Sud. Burdisso, anche lui fotogramma della difesa argentina travolta dall’uragano tedesco. Muntari frenato dai suoi nervi tesi, fra noie muscolari, insulti al c.t. del Ghana, l’esclusione, il perdono, fino alla grande beffa contro l’Uruguay. Maicon e il sogno del Pallone d’oro accarezzato solo per una notte, dopo il fantagol contro la Corea del Nord. Lucio e il peso di scoprirsi capitano di un naufragio inatteso. Julio Cesar e il macigno di sentirsi il primo padre del crollo brasiliano contro l’Olanda, quel «vado io, vai tu» con Felipe Melo, ma tanto quando si esce a vuoto alla fine la colpa è sempre del portiere. Julio Cesar maglia n˚ 1 Aveva detto in Sudafrica: «Se vinco la Coppa del mondo, la terrò sollevata per più di un’ora». Oggi dice: «Del Mondiale non si parla più, ora ho delle coppe da prendermi con l’Inter e da qui a dicembre sono tre: questo gruppo si è abituato a vincere sempre, non possiamo iniziare con un’idea diversa». Lui ha iniziato ieri con un «esorcismo»: con il Brasile porta la maglia numero 1 e quella si è preso anche con l’Inter, dopo cinque anni con il 12. «L’idea è stata di Orlandoni e per me è un onore averla dopo Toldo: spero mi porti la stessa fortuna che ha portato a lui».
Fonte: La Gazzetta dello Sport
venerdì 30 luglio 2010 sport | eto'o, scacciamondiale
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