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«Superstrade a pedaggio per pagare le grandi opere»
Castelli: nel 2010 nessun finanziamento all'Anas
ROMA — Vendere «i gioielli di famiglia», le concessioni autostradali, per completare le grandi opere. Per il viceministro alle Infrastrutture, Roberto Castelli, è questo l’unico modo per dotare di risorse l’Anas che per il 2010 non ha avuto neppure un euro. «È previsto dal Dpef (documento di programmazione economica e finanziaria ndr) 2009 — ha spiegato —, si tratta ora di capire se vendere le concessioni o metterle in gara: l’Europa ci dirà presumibilmente di metterle in gara».

Il Dpef prevede più di un modo per accedere a capitali privati. Il primo è l’anticipo del bando per le concessioni autostradali in scadenza nel 2014 (Autobrennero, Autostrade Meridionali e Centro Padane), operazione che potrebbe portare un introito oscillante tra gli 800 milioni e i 2,6 miliardi.
La seconda ipotesi è quella ricordata ieri da Castelli: «Ci sono tanti chilometri di strade che hanno caratteristica autostradale — ha ricordato — su cui non viene pagato il pedaggio, creando una sperequazione anche in base all’articolo 3 della Costituzione». Il pedaggiamento era un’ipotesi già contenuta nel Dpef 2005, dove si indicavano alcuni segmenti pedaggiabili: la E45 (Orte-Ravenna), il raccordo anulare e l’accesso allo scalo di Fiumicino, la superstrada Bari-Lecce, la Salerno-Reggio Calabria (dal 2013), l’autostrada Catania-Siracusa. «Sta all’Anas ora organizzarsi per reperire le risorse— conclude il viceministro — e confido che riesca a raccogliere ben più di un miliardo».

E proprio sulle fonti di finanziamento delle grandi opere c’è stata ieri una polemica tra il leader di Confindustria, Emma Marcegaglia, e il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli. «Dal 2005 a oggi gli investimenti in infrastrutture sono calati» ha attaccato Marcegaglia, e per il 2010 le previsioni «sono in ulteriore discesa, quindi abbiamo bisogno di una dotazione di finanza pubblica maggiore» ma anche di procedure semplificate. «Si può fare di più e di meglio e ci proveremo— ha risposto il ministro— però ho la sensazione che Marcegaglia abbia visto un altro film» ha continuato, ricordando l’impegno del governo per la semplificazione, la nomina di commissari per le grandi opere e il potenziamento del project financing.

Ma sulle infrastrutture anche il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola è incorso in una polemica con il «governatore» del Piemonte, Mercedes Bresso. Inaugurando, a Genova, i lavori del Terzo Valico, Scajola ha detto che tra quest’ultimo e il «corridoio 5» (Torino-Frejus), «se si dovesse giungere a una scelta, per questioni La proposta Viene dal viceministro alle Infrastrutture Roberto Castelli (foto sopra) e rientra nel Dpef 2009. Prevede la possibilità «del pedaggio sui tanti chilometri di strade che hanno caratteristica autostradale su cui non si paga, creando una sperequazione (articolo 3 della Costituzione)» economiche», il primo sarebbe prioritario. Ma per Bresso, «non esiste affatto un’ipotesi di scelta in alternativa» mentre ci sono cronoprogrammi e impegni europei. «Non c’è competizione tra le due opere, entrambe necessarie allo sviluppo del Paese— ha replicato il ministro —. Il precedente governo Berlusconi nel 2001-2002 aveva inserito sia la Torino-Lione sia il Terzo Valico tra le opere prioritarie per il Paese. Poi il governo Prodi aveva rallentato la Torino-Lione e cancellato del tutto il Terzo Valico». Ora «il governo Berlusconi», ha concluso Scajola, «li ha ripristinati e sta operando per realizzarli entrambi. Nonmi nascondo le difficoltà di assicurare le risorse necessarie, ma dovremo fare il possibile per reperirle».
Fonte: corriere della sera
martedì 9 febbraio 2010 attualità | pedaggio, superstrade
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