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Il Papa: i preti pedofili a giudizio
Lettera ai fedeli irlandesi. «Diritti dell'infanzia violati anche nella Chiesa»
CITTÀ DEL VATICANO— La Chiesa «non manca e non mancherà di deplorare e condannare» i preti pedofili. Il Papa parla all’assemblea del Pontificio consiglio per la famiglia, ricorda che «lungo i secoli, sull’esempio di Cristo», la Chiesa «ha promosso la tutela della dignità e dei diritti dei minori e, in molti modi, si è presa cura di essi». E scandisce: «Purtroppo, in diversi casi, alcuni dei suoi membri, agendo in contrasto con questo impegno, hanno violato tali diritti».

Benedetto XVI, fautore della «tolleranza zero» contro le violenze ai minori, è arrivato a ricordare ieri le «dure parole di Gesù» nel Vangelo di Marco: «Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, sarebbe meglio per lui che gli passassero al collo una mola d’asino e lo buttassero in mare». Non è un riferimento estemporaneo, quello del Papa. Fra una settimana, Benedetto XVI riceverà in Vaticano i vescovi d’Irlanda dopo lo scandalo dei preti pedofili che ha travolto le gerarchie locali. Alcune teste sono già saltate, altre ne salteranno: «Le sofferenze dei bambini erano subordinate a "proteggere la Chiesa" ed "evitare lo scandalo"», ammetteva un vescovo.
Subito dopo l’incontro, il Papa pubblicherà una lettera ai fedeli d’Irlanda che sta completando in questi giorni. Un testo, spiegano Oltretevere, pensato per «ridare fiducia» agli irlandesi e proporre soluzioni «concrete ed efficaci» per evitare che si possano ripetere crimini simili. Si annuncia una riorganizzazione della Chiesa irlandese, che definisca livelli di responsabilità e controllo, magari sull’esempio della «Commissione per la difesa dei minori nella Chiesa cattolica » voluta dai vescovi nel 2006: fu un rapporto di quest’organismo che un anno fa costrinse alle dimissioni il vescovo John Magee, già segretario privato di Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. E ancora selezione più severa nei seminari, riduzione allo stato laicale, denunce alla magistratura. Benedetto XVI confermerà la sua linea, che non ammette impunità: «I responsabili di questi mali devono essere portati davanti alla giustizia», come aveva detto in Australia nel 2008.

Precisazioni importanti: dopo la pubblicazione della lettera De delictis gravioribus, firmata il 18 maggio 2001 dall’allora cardinale Ratzinger, prefetto per la Congregazione della dottrina della Fede, ci furono polemiche su una presunta volontà di «occultare» i responsabili. Ma la lettera, inserendo la violenza sessuale ai minori tra i «delitti più gravi», ha avocato all’ex Sant’Uffizio la competenza sui reati di pedofilia, con un controllo più stretto rispetto ai tribunali diocesani locali. Nel testo si stabilisce che «le cause sono soggette al segreto pontificio», ma l’espressione riguarda il solo processo canonico.

Nel frattempo è scoppiato un altro scandalo pedofilia in Germania. Ieri i vescovi irlandesi hanno incontrato le vittime di abusi. A dicembre, Benedetto XVI si era detto «profondamente scosso e angosciato» dopo uno «studio accurato» del rapporto governativo che certifica 320 casi di abusi sessuali a minori compiuti in trent’anni da 46 preti nella sola arcidiocesi di Dublino. Il Papa aveva usato parole mai così forti: «Sdegno, tradimento, vergogna».
Fonte: corriere della sera
martedì 9 febbraio 2010 cronaca | Papa, Benedetto XVI, preti pedofili
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