ROMA — «Sull’autobus a quell’ora c’ero rimasta soltanto io. All’improvviso il conducente ha fermato il mezzo, è corso verso di me emi ha violentata». Così, tra le lacrime, una donna di 41 anni, di origine etiope, naturalizzata italiana, ha trovato alla fine il coraggio di raccontare agli uomini della Squadra Mobile lo stupro subìto la sera del 31 gennaio scorso, lungo la via Prenestina: «Erano più o meno le dieci emezzo, stavo tornando a casa, non ho potuto reagire, non sono riuscita a sottrarmi a quella belva». Il referto dell’ospedale Fatebenefratelli, dove la signora è andata a farsi medicare due giorni dopo, confermerebbe l’avvenuta violenza. La polizia nel frattempo si è fatta consegnare dalla vittima i vestiti che indossava quella sera e un giaccone su cui sarebbero state trovate delle tracce biologiche.
L’indagine, secondo indiscrezioni, sarebbe già a una svolta: dopo aver ascoltato tutti gli autisti in servizio quella sera sulla Prenestina, i sospetti si concentrerebbero su una persona. L’esame del Dna a questo punto potrebbe rivelarsi risolutivo, anche se la versione fornita dalla donna, dice a mezza bocca un investigatore, presenterebbe qualche lacuna.
Durissima la reazione del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ha ancora vivi nella memoria i ricordi brucianti della ragazzina stuprata giusto un anno fa alla Caffarella, dell’omicidio Reggiani e della coppia di turisti olandesi seviziati nel 2008 a Ponte Galeria: «Lo stupro denunciato dalla ragazza straniera — ha detto ieri Alemanno — ci offende due volte. Sia perché sarebbe avvenuto nel territorio comunale, sia perché le responsabilità ricadrebbero su un autista del trasporto pubblico locale romano. Chiediamo agli inquirenti di accertare con la massima rapidità e con grande attenzione la dinamica di questi fatti, in modo da consentire anche all’amministrazione di colpire con la massima severità gli eventuali responsabili di tali gesto».
L’amministratore delegato dell’Atac, la municipalizzata del trasporto pubblico, Adalberto Bertucci, è stato altrettanto drastico: «Procederemo con la massima severità possibile, qualora un nostro conducente risultasse il responsabile. Auspichiamo che le forze dell’ordine concludano al più presto le loro indagini perché il comportamento inaccettabile e criminale di una singola persona non finisca col gettare discredito su un’intera categoria di lavoratori».
L’anno scorso due episodi simili si verificarono sulla via Nomentana. Un conducente di autobus notturni, incensurato, romano, 33 anni, aspettava che a bordo restasse una sola passeggera, poi cambiava percorso e cercava di violentarla. Una prassi seriale che ben presto, però, portò i carabinieri ad arrestarlo con le accuse di violenza sessuale, atti osceni e interruzione di pubblico servizio. Il conducente, finito a Regina Coeli, è stato poi scarcerato per decorrenza dei termini ma è tuttora sospeso dal servizio in attesa che si celebri il processo. Due le violenze a suo carico, sempre ai danni di giovani turiste americane, riuscite miracolosamente a fuggire.
Per aumentare la sicurezza sui mezzi pubblici, negli ultimi anni, è stato introdotto anche un sistema satellitare a bordo delle linee notturne, in grado di far scattare subito l’allarme in caso di necessità. È evidente, però, che il sistema diventa inutile se il pericolo viene da chi guida.
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