ROMA — Il giorno dopo il congresso Di Pietro fa ancora i conti con il caso De Luca e l’appoggio dato alla candidatura del sindaco di Salerno per le regionali in Campania. Tiene il punto Luigi De Magistris, confortato dal popolo web dell’Idv («meglio soli che malaccompagnati», è il refrain dei messaggi postati) e da Beppe Grillo che stronca la «svolta di Salerno» sul suo blog. Di Pietro prova a rilanciare e si difende sulla rete. Su Facebook, sul suo sito personale e su quello del partito, ripercorre le tappe e i motivi della «sofferta decisione» di appoggiare un indagato. «Abbiamo posto delle condizioni chiare e De Luca le ha accettate», a partire dalla promessa di andarsene se condannato. Chiede comprensione per una scelta che ha come scopo di impedire «la deriva casalese a Napoli»: «Vogliamo davvero pretendere tutto e ottenere niente?». La domanda retorica non convince De Magistris che ribatte prevedendo una sconfitta dell’Idv e annunciando che invece il suo auspicio è addirittura «il sorpasso del Pd», costruendo «un’aggregazione che abbia come baricentro l’Idv, un partito che sia una federazione delle forze di sinistra».
L’esito del congresso provoca reazioni irritate anche fuori del partito. A cominciare da quella di Pier Ferdinando Casini: «Siamo molto compiaciuti dalla svolta dell'onorevole Di Pietro, che per delineare la nuova politica dell'Italia dei Valori ha spiegato che siamo di fronte a un governo piduista, fascista e paramafioso. Forse avevamo ragione ad essere un pochino diffidenti…». Linea che non è molto lontana da quella di Marco Follini (Pd), nè dalle tesi del capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto: «L'abbraccio tra Bersani e Di Pietro non fa pensare ad un futuro di rapporti bipartisan, ma a qualcosa di peggio. Ci auguravamo che il congresso del Pd portasse il partito ad un'opposizione su temi economici e sociali. Invece è stato vanificato dalle primarie pugliesi e dall'alleanza con l'associazione più forcaiola guidata da un noto analfabeta».
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